domenica 13 aprile 2014

Combattere la diffidenza

Ho provato sollievo quando a mio marito e a me è stata consegnata la diagnosi di dislessia di nostra figlia. Pensavo, ingenuamente forse, che le grandi difficoltà di Marta erano finite, che adesso sarebbe stata aiutata anche a scuola, che ci sarebbe stata maggiore attenzione verso i suoi tempi e il suo modo di ragionare. Quel "Comincia la lotta!" pronunciato da mia sorella mi ha un poco smorzato gli entusiasmi ma nulla, davvero nulla, mi aveva preparato alla sofferenza e alle umiliazioni che ho dovuto sopportare ieri, quando sono andata a parlare con i professori di mia figlia.
Era il giorno del colloquio generale e io decido di dare la precedenza ai professori delle materie in cui ha l'insufficienza. So che è praticamente impossibile riuscire a parlare con tutti!
La prima è la professoressa di scienze. Bella signora, elegante e sorridente. Appena pronuncio il nome di mia figlia parte in quarta dicendo che mia figlia è tanto carina, è una ragazzina piena di garbo ecc... ecc... ma che non studia, che è pigra e bla bla bla...
Io la fermo e la informo della diagnosi di dislessia.
"Un'altro dislessico" dice, con un filo di ironia. Ma solo un filo! Mi chiede CHI ha pronunciato la diagnosi e sembra rassicurarsi quando legge che a rilasciarla non è un medico privato ma una struttura pubblica.
Mi sento un po' a disagio ma tutto sommato mi sembra abbastanza disponibile. Permetterà a Marta di utilizzare schemi e tabelle durante le interrogazioni e le verifiche e le permetterà anche di  registrare le lezioni... ma sottilmente mi rimprovera per essere arrivati così tardi ad una diagnosi.
Perchè solo adesso? mi chiede.
La seconda è la professoressa di Storia dell'Arte. Alla presentazione della diagnosi anche lei resta un po' perplessa. "Non l'avrei mai detto", commenta "E' calata molto in questo secondo quadrimestre, ma nel primo aveva sette"... "Si, rispondo, ma è anche vero che sta ripetendo l'anno e forse questo l'ha aiutata!". Perchè solo adesso? mi dice. Ma comunque lei è talmente carina e gentile e si dimostra talmente disponibile ad aiutarla che glisso sul suo filo impalpabile di diffidenza.
Il terzo è il professore di matematica. Lui era già stato messo al corrente della discalculia di mia figlia ma vuole in ogni caso leggere la diagnosi. Io ho apposta per lui una copia che gli lascio. Parliamo molto a lungo (avevo dietro di me altri genitori che mi maledicevano!!!) e mi fa capire, nemmeno tanto sottilmente, che forse un liceo non è la scuola adatta per Marta, che forse è meglio un tecnico o un professionale. Gentilmente dissento! "Sa, in terza farà fisica e non so se sarà in grado di farcela". "Se verrà aiutata sono certa che mia figlia sarà in grado di fare qualunque cosa. Su questo non ho dubbi!".
Sono un po' stanca. Ripenso al colloquio avuto con la referente della sua classe avuto giorni prima e ricordo la scarsa disponibilità all'aiuto che ha dimostrato in quell'occasione. Comincio a scorarmi, ad avere meno speranze. Ma devo parlare con la prof di storia e geografia. Pochi giorni fa è stata interrogata da lei in storia e, nonostante avesse ripetuto con me tutto il pomeriggio è tornata a casa con un 5 e con il rimprovero "Marta, non hai studiato". Devo informarla che è dislessica e magari chiederle di interrogarla di nuovo.
Mi siedo,mi presento. La prof è un tipo severo, un po' spigolosa. Apre il registro elettronico e comincia a leggere i voti. No, non va. Qui ha preso 5 in geografia ed erano davvero poche cose da studiare.... nell'ultima verifica è stata un disastro e l'ultima interrogazione non aveva proprio studiato... poi mi guarda. Che cosa ha da dirmi?
Io la guardo è dico: "Ho da dirle che mia figlia è dislessica".
Il suo sguardo si infiamma. "UN ALTRO DISLESSICO. Adesso tutti i ragazzi che vanno male a scuola poi arrivano con la certificazione di dislessia... E chi avrebbe rilasciato questa diagnosi, diciamo?" Guarda il nome della Struttura... "Ah, va be. E poi perchè solo adesso? Me la passi. Vediamo che c'è scritto qui..."
Il tono, l'atteggiamento, lo sguardo... tutto mi ha fatto sentire a disagio. Credetemi, non è da me perdere le staffe ma a quel punto sono esplosa. Ho sentito i fumi della rabbia crescermi dentro e non sono più stata capace di trattenerli.
"Adesso basta, sono stufa di combattere contro la vostra diffidenza come se questa fosse una diagnosi fasulla. Sono stanca di dover combattere per questo! Mi chiedete tutti perchè questa diagnosi è arrivata solo adesso? Io non sono un professore" le ho detto quasi urlando "e non sono in grado di capire quando un ragazzo ha delle serie difficoltà, ma voi si! La diagnosi arriva solo adesso per la vostra incapacità di riconoscere i sintomi della dislessia. E' più facile liquidare la cosa come poca voglia di studiare, pigrizia... e chiuso! Sono arrabbiata con voi e anche con le maestre delle elementari e con i professori delle medie... e come se non bastasse adesso devo anche sopportare la vostra diffidenza e il vostro biasimo".
Il cambio nel suo atteggiamento è stato repentino e dopo pochi secondi anche il mio. Ma avevo proprio bisogno di tirare fuori il rospo che avevo dentro di me.
La prof dopo mi ha spiegato che, a fronte di una percentuale di dislessici che dovrebbe essere del 4-5%, arrivano in realtà ragazzi con certificazione di dislessia per il 15%. C'è il sospetto che molte siano certificazioni, diciamo così, "furbe". "Guardi, non è il caso di Marta" e le racconto l'episodio dell'interrogazione di storia. "Ho studiato con lei tutto il pomeriggio eppure lei ha pensato che non aveva studiato nemmeno per un minuto... Questa è dislessia".
Per farla breve, il mio sollievo è svanito. Ha ragione mia sorella, la lotta comincia adesso. Far valere i diritti di Marta sarà durissima, non solo il diritto ad essere aiutata e supportata, ma oserei dire anche far valere il suo diritto allo studio, o quanto meno a poter studiare quello che desidera. Quanti altri professori troveremo che consiglieranno a mia figlia di lasciar perdere il liceo e orientarsi verso un tecnico o meglio ancora verso un professionale?
Vi lascio un altro video interessante con storie impressionantemente simili a quella di mia figlia. 


20 commenti:

  1. Una mia amica di scuola ha il figlio dislessico, che era tacciato per "tardivo" !!!! Il bambino aveva anche problemi di famiglia per cui aveva un carattere pestifero: per attirare l'attenzione faceva continuamente dispetti e tormentava la madre e la sorella. Tanto che la mia amica pensava di avere un figlio DEFICENTE! e per OTTO ANNI ha creduto di avere un figlio minorato! In terza media è arrivata la diagnosi dopo un test! Il ragazzo ha scelto la scuola alberghiera ed è diventato un ottimo cameriere facendo prima del diploma uno stage a Saint Moritz in un albergo di 4 stelle su raccomandazione di un insegnante.

    La dislessia è ancora molto trascurata perché la scuola è un dinosauro che non si è evoluto con l'evolversi dei tempi, ma cristallizzato.
    Ci sono dei circoli di genitori di bambini dislessici, cerca di contattarli perché ti possono dare spunti per aiutare tua figlia.
    Auguri e ancora Auguri!

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    1. Ho già contattato l'AID e nei prossimi giorni andrò in un centro dove sviluppano strumenti e strategie compensative studiate appunto per i dislessici. Mi sento una leonessa.
      Un abbraccio
      Francesca

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  2. Oh cara... mi dispiace per questa esperienza... Ma secondo me hai reagito benissimo alle accuse tipo "Perché solo adesso", ma accidenti...!
    Come dice Renata nel commento sopra, penso che non bisogna e non si puó aspettarsi (PURTROPPO) aiuto dall'istituzione scuola (al momento tra tagli e altro é un cantiere), ma cercare di aiutarsi da soli, con il sostengo di altri con esperienze e situazioni simili...
    Un forte abbraccio, e non mollare!

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    1. Mi hanno promesso che applicheranno le strategie compensative anche se Marta non ha di fatto ancora un Piano Personalizzato (che avrà solo il prossimo anno!). Speriamo che sia davvero così!
      E poi a casa dovremo lavorare tantissimo.
      Un bacio
      Francesca

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  3. Oggi sempre più spesso per farsi ascoltare occorre perdere le staffe ed alzare la voce, se sei gentile e pacata vieni ignorata o, peggio, umiliata. Hai fatto bene a farti valere! Marta è fortunata ad avere una madre come te. Tieni duro.
    Un abbraccio

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    1. Hai ragione. Penso che se fossi rimasta ferma e buona e avessi lasciato che mi insultassero ancora, non avrei fatto ne' il bene mio ne' quello di mia figlia e loro avrenbbero probabilmente ignorato la cosa. E magari umiliato mia figlia in qualche modo. Credo che adesso ci penseranno due volte prima di permettersi battute e commenti (che ci sono stati in classe... ma ve ne parlerò un'altra volta!).
      Un abbraccio
      Francesca

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  4. Per i nostri figli bisogna lottare, tu farai di tutto, coraggio, un abbraccio ti sono vicina

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    1. Grazie. Sono agguerrita!
      Un bacio
      Francesca

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  5. Sentendo questi fatti verrebbe da scoraggiarsi ma la vita è fatta così, per ogni cosa occorre lottare e vince chi ha la forza personale. "Mi sento una leonessa", scrivi e questo farà la differenza. Ho fatto inserimenti scolastici difficili e so quanto gli insegnanti siano restii a cambiare i loro giudizi e metodi ma una volta accettati possono essere meravigliosi alleati. Alleati e non controparti.
    Auguri e sappici dire... ti sostengo con il pensiero... tu farai la differenza in questa situazione.
    Un abbraccio per te e uno per Marta. (Tutto ciò che ci differenzia dagli altri ci caratterizza meglio e diventa occasione di straordinarietà)

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    1. Grazie. Le tue parole mi confortano.
      Ho trovato oggi un video che ho fatto vedere a Marta. Era commossa quando l'ha visto e mi diceva: Ma allora non sono stupida!!!
      L'ho amata con tutte le mie forze.
      Un abbraccio
      Francesca

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  6. Sono gli insegnanti che dovrebbero riconoscere la dislessia. Mia figlia insegna inglese ma dieci anni fa ha fatto un corso per riconoscere la dislessia negli alunni delle elementari. Persone come te fanno benissimo a reagire a tanta incompetenza in professori che dovrebbero essere più preparati su queste e altre situazioni. Un abbraccio

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    1. Mi rendo davvero conto che non c'è alcuna preparazione tra gli insegnanti. Non conoscono affatto i meccanismi della mente di un dislessico e non conoscono la differenza tra dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia.
      E non vogliono ascoltare. Spero davvero che Marta non debba ancora subire una bocciatura, assolutamente e del tutto immeritata.
      Baci
      Francesca
      P.S. E' la prima volta che commenti, vero? Fallo ancora!!!

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  7. Ti abbraccio!! Non perchè ti senta debole, ma x darti ancora più energia!!!!
    Ste

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    1. Grazie!!! Ti abbraccio anche io.
      Francesca

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  8. Hai fatto benissimo a farti valere... farsi prendere in giro proprio no! Se qualcuno si permette di usare la dislessia come una scusa per non studiare dovrebbe vergognarsi, ma questo non autorizza i professori a fare dell'ironia quando viene comunicato (e con certificato alla mano, tra l'altro!) un problema di questo tipo. Che poi un dislessico non possa affrontare il liceo è tutto da dimostrare e il prof che te l'ha detto dovrebbe documentarsi un po' e attivare i neuroni prima di parlare! Scusa, ma mi fanno una rabbia queste cose!
    Un abbraccio
    Chiara
    P.S. : una curiosità: che liceo frequenta tua figlia?

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    1. Non c'è nulla da dimostrare. Einstein, Isaac Newton, Charles Darwin, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci... solo per citare alcuni scienziati... secondo te possono fare un liceo? Erano tutti dislessici.
      Hai ragione quando dici che, con un certificato alla mano, nessuno dovrebbe permettersi di fare dell'ironia o di avere dei dubbi.
      Mia figlia frequenta il Liceo Artistico.
      Un bacio
      Francesca

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  9. che cose orribili! spesso, molto spesso penso a che società degenerata siamo: stai male in ospedale e i medici ti trattano come una pezza da piedi; hai bisogno d'aiuto e chi ti sta attorno ti volta le spalle; ti affidi ad esperti per crescere nell'educazione e nell'istruzione e finisci per essere la vittima della loro insensibile voglia di lavorare il meno possibile. combattere, è vero. si finisce sempre a combattere. è triste.

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    1. Hai ragione, è davvero triste.
      Viviamo in una società dove non c'è posto per il malato, l'anziano o chi è un po' più lento. Solo competizione, corsa e successo. Tutto quello che va, o sembra andare, in direzione contraria o diversa da questo, viene emarginato, ignorato, se non apertamente ostacolato.
      Un abbraccio
      Francesca

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  10. Ciao Francesca! Grazie per questo post e per aver raccontato questa la tua esperienza! Vi faccio tanti auguri e vedrai che la tua bambina ce la farà, troverà la sua strada e sarà meravigliosa!

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    1. Grazie per l'augurio. Vedi, se si fosse scoperto prima, ci saremmo evitati tanta fatica, una bocciatura e le umiliazioni che viviamo oggi! Ma mia figlia sa che potrà sempre contare sul mio aiuto.
      Un bacio
      Francesca

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